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Un italiano nella Cina dei Boxer

Per chi l'avesse perduta, una vera chicca (virtuale):

Giuseppe Messerotti Benvenuti
Un italiano nella Cina dei Boxer
Lettere e fotografie (1900-1901)

    Riproponiamo una bella mostra che si è tenuta a Modena nel 2000, di cui è rimasta una notevole traccia su Internet.
   Suggeriamo una visitina alle pagine della mostra virtuale (l'indirizzo lo trovate in fondo a questa segnalazione).

    Queste le sezioni della mostra:
     Ho con me...
     Il viaggio
     Tien Tsin
     Gli ufficiali medici
     Sulla via di Pechino

  Tutte le immagini sono accompagnate dalle parole del fotografo, tratte dalle lettere che inviava alla madre.
   Unica pecca (anche se di notevole peso): il formato delle immagini un po' più grande avrebbe reso questa mostra virtuale veramente unica.

    Riportiamo di seguito alcuni stralci della lunga introduzione:

  "Giuseppe Messerotti Benvenuti nacque a Modena il 18 ottobre 1870 da Giuliano ("legale e possidente" lo definisce l'atto di nascita di Giuseppe) e da Maria Bertesi ("possidente"). Quinto di dieci fratelli faceva parte di una agiata famiglia di proprietari terrieri che divideva i propri interessi tra il capoluogo e Soliera, cittadina a nord di Modena, dove i Messerotti Benvenuti ricoprirono più volte la carica di sindaco tra fine Ottocento e inizio Novecento.
...
  Il 4 gennaio 1900 venne destinato all'Ospedale militare di Milano, come tenente medico, posizione che ricopriva quando fu chiamato a partecipare alla spedizione cinese.
  Rientra dalla Cina il 12 settembre 1901.
...
  Nel marzo 1922 venne "collocato a riposo per infermità proveniente da causa di servizio" col grado di tenente colonnello (qualche anno più tardi, nella riserva, otteneva il grado di colonnello).
  Alla fine della carriera militare sembra corrispondere anche il termine della sua
attività fotografica, iniziata nel 1890 circa. Morì a Modena il 31 dicembre 1935."


di Nicola Labanca
"Da Adua a Tien-tsin"


  Quando finalmente arrivammo a Tien-tsin, c'erano già tutti: inglesi, americani, russi, persino giapponesi e piccole truppe da nazioni minori (…) Così Pechino fu conquistata rapidamente (…) Però alcuni boxer non vollero darsi per vinti (…) I boxer odiavano gli stranieri, perché questi vendevano ai cinesi ogni genere di merce, gli inglesi di preferenza oppio. E così avvenne come il Kaiser aveva comandato: non si fecero prigionieri. Per ragioni d'ordine i boxer furono radunati sulla piazza (…) Poi vennero fucilati a gruppi o decapitati singolarmente (…) Gli inglesi, e anche noi tedeschi, erano più propensi ad andar per le spicce col fucile, mentre i giapponesi, col taglio della testa, seguivano la loro antica tradizione (…) Ma sugli aspetti raccapriccianti non ho scritto neanche mezza parola alla mia fidanzata, solo di uova centenarie e di canederli al vapore alla cinese". (Günter Grass, Il mio secolo. Cento racconti, trad. it. Torino, Einaudi, 1999, p. 3-4).
...
  (...) a far parte del corpo di spedizione vi era un giovane italiano, il tenente di sanità militare Giuseppe Messerotti Benvenuti, che inviò alla madre lunghissime lettere e moltissime fotografie, che sono state conservate e che qui si presentano, nelle quali egli non tacque né alcuni degli "aspetti raccapriccianti" della vicenda né la parte che a suo parere vi aveva avuto il corpo di spedizione italiano.


di Michele Smargiassi
L'occhio di Fan Qui - Il "diritto di sguardo" della fotografia coloniale


  Ventuno dicembre del 1900: nel precario alloggiamento dell'ospedale militare italiano a Pechino, Giuseppe Messerotti Benvenuti riordina le fotografie da spedire a casa. Ma una di quelle fotografie sembra non voler entrare nella busta, gli si ferma fra le mani, lo interroga. Violentemente.
  È il ritratto di un cinese imponente, che svetta sui bersaglieri che lo circondano: sembra la statua di terracotta di un sepolcro imperiale. Quel cinese è colpevole di avere ucciso un soldato italiano, per questo è stato giudicato, ed ora aspetta l'esecuzione.

  Il gigante s'è accorto che Messerotti lo ha inquadrato nel mirino della sua Kodak. Ha fatto un gesto per allontanare tutti dal campo visivo e si è messo in posa.
 Orgoglioso, duro. Sprezzante. Gli italiani che lo circondano restano impressionati; lo fissano con curiosità e rispetto. Il guerriero guarda fisso dentro l'obiettivo. È il suo sguardo a rendere l'immagine magnetica, inquietante, terribilmente fascinosa: lo sguardo di un uomo che sta per morire, che tra pochi istanti sarà decapitato. È lo sguardo che tanti altri fotografi al seguito degli eserciti coloniali impareranno a conoscere: lo sguardo di odio dei vinti che si piegano ma non s'arrendono, ultima arma in mano alle vittime, l'unica che solo la morte può strappare loro: il disprezzo.
...
  Tornerà in Italia cambiato dalla sua avventura più di quanto sia disposto ad ammettere. Carico di souvenir e fotografie, il turista armato torna a casa ma lascia qualcosa di incompiuto in Cina. Un vuoto, un'assenza di senso, un'insoddisfazione. Fotografo per amor di racconto, Messerotti non è riuscito ad evitare i cliché e gli stereotipi ideologici della fotografia coloniale; ma le immagini non hanno fatto velo alla sua ragione. La fotografia è spesso serva, ma non sempre chi fotografa è un servo.

  L'indirizzo della mostra virtuale: http://associazioni.monet.modena.it/messerot/

Per informazioni o commenti scrivi a minimaphotographica.it

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